Studiare per cosa?

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Credo che oggi sia impossibile indirizzare un figlio verso un percorso di studi, come accadeva ai genitori dei “ragazzi” della mia generazione, con la speranza di fare sviluppare per il futuro dei figli una professione “per sempre”.
Il mondo è cambiato radicalmente e ancora di più lo farà nel futuro prossimo.
Ssrà necessario cambiare anche il modo di fare scuola, e dentro di me lo spero davvero, perché se cambia il contesto di atterraggio e cambiano le competenze richieste, deve necessariamente cambiare il modo in cui queste vengono trasmesse. E’ impensabile continuare ad insegnare materie utili ad entrare in un mondo che non esiste più, con una metodologia per di più arcaica.
Una competenza rimarrà comunque immutabile nel tempo, in qualunque contesto ci si troverà vivere: la voglia di fare!
I genitori si devono concentrare sul trasmettere questa attitudine (che io definisco oramai una competenza) e devono necessariamente iniziare con l’esempio, la base come sempre di tutto; devono essere autorevoli, dimostrare con i fatti coerenza tra pensieri ed azioni perché i bambini sviluppano molto precocemente uno spirito d’osservazione molto critico.
Infatti i nostri comportamenti vengono assimilati rapidamente per essere contestati, anche in maniera vigorosa, a partire dalla prima adolescenza.
La voglia di fare, divertimento incluso naturalemente, è il propellente per raggiungere la felicità che è la sommatoria delle proprie attività lavorative e della vita privata vissute in maniera appagante.
Alimentare il desiderio di ottenere ciò che si desidera è sempre più difficile: io ricevevo ben pochi regali durante l’anno ed aspettavo il giorno del mio compleanno e Natale per avere finalmente ciò che desideravo durante l’anno. Tutto ciò che era considerato fuori “standard” necessitava di grande abnegazione, di sacrificio positivo, creatività.
Ai nostri giorni si abituano i ragazzi ad avere subito tutto, “gratuitamente”, e quindi non li alleniamo più a lottare per ottenere. Facciamo male, malissimo.
Negli Stati Uniti sempre più premi e borse di studio, anche delle più prestigiose Università, sono vinti da figli di immigrati: cioè da coloro che sono ancora allentai a lottare per vincere.
Questo è il punto: Steve Jobs nel suo famoso discorso diceva “Siate affamati…”: putroppo invece vediamo spesso ragazzi “sazi, in pantofole e con il pancione” già da piccoli.: in queste condizioni è inutile pensare a cosa dovranno studiare, perché il risultato sarà povero in qualsiasi campo.
E non è mai troppo tardi per risvegliarsi in caso di torpore, anzi: qualche schiaffo in faccia ricevuto dalla realtà, se ben spiegato, può fare cambiare in meglio senza tragedie.
Alleniamo la voglia di fare dei nostri bambinbi e ragazzi sempre, e alleniamoli a fare. Con questo bagaglio saranno in grado di affrontare positivamente qualsiasi cambiamento

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