La gioia di essere principianti: non vedo l’ora di sbagliare

 

Per il timore di sbagliare, molto spesso le persone intraprendono azioni con uno stato d’animo negativo, timoroso, rovinandosi un passaggio della propria vita vivendolo con ansia. Altri, per evitare totalmente di confrontarsi con l’ansia, con le insicurezze, col giudizio degli altri (quello che pensano le altre persone di me è un problema loro non mio!) rimangono in prigione nella propria “zona di sicurezza personale” trascorrendo anni della propria esistenza in uno stato di emotività piatta.

Io non vedo l’ora di sbagliare, perché ogni volta che commetto un errore significa che ho imparato qualcosa di nuovo, ed io amo sempre imparare.

Non mi interessa assolutamente rimanere abbottonato nelle mie certezze: preferisco apparire goffo, inadeguato, leggero, ma imparare sempre.

Avrete notato anche voi la diversa luce negli occhi che hanno i principianti in qualsiasi campo, la gioia con la quale decidono di approcciare consciamente una nuova avventura. C’è tutto un mondo di persone da scoprire, di dialoghi da alimentare, di confronti che fanno crescere quando non siamo noi, i principianti, a parlare privilegiando l’ascolto.

Con l’età vedo le persone peggiorare, generalmente, perché troppo spesso comincia a darci fastidio accettare che qualcuno ci voglia insegnare qualcosa, ci irrità non sembrare all’altezza, di fare vedere che non siamo in grado di gestire una nuova situazione. Le facciate contro il muro sembrano più dolorose…solo perché le viviamo male.

E allora ci chiudiamo nel ghetto delle solite frequentazioni, alla ricerca di un ambiente ovattato, accondiscendente, nel quale nessuna possa contraddirci e all’interno del quale siamo noi a parlare invece che ascoltare: ecco in questa situazione siamo morti senza saperlo, siamo morti che camminano.

Meglio danzare tra gli errori per costruire nuove esperienze, che sentirsi delle forti mummie.

Abbiamo una sola vita, nessuno ci offre una seconda occasione. Se ci si lascia sfuggire qualcosa tra le dita, è perduta per sempre e poi si passa il resto. (Rosamunde Plicher)

 

 

 

 

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