Cambiamenti organizzativi: danneggiano o rinvigoriscono?

Spesso avrete parlato anche voi con persone molto irritate per il cambiamento che hanno dovuto subire nell’organizzazione nella quale lavorano.

E probabilmente siete stati anche personalmente colpiti dalla medesima sensazione di fastidio ed incredulità di fronte ad una ristrutturazione della vostra Azienda, che ha finito col toccarvi personalmente.

I primi giorni successivi a riorganizzazioni strategiche sono sicuramente disagevoli, per tutti, e fanno crollare una serie di certezze che le persone si sono costruite in un tempo più o meno lungo. Questi cambiamenti rendono meno utile ai singoli il network di conoscenze sia interno che esterno. La riorganizzazione e la riassegnazione dei ruoli, inoltre, rendono in un primo momento inutile anche la conoscenza di alcuni processi interni, parte integrante delle proprie competenze.

Le riorganizzazioni catapultano le persone fuori dalla “Comfort Zone” che si sono accuratamente creata, costringendole ad abbandonare la modalità di svolgere le proprie funzioni in una modalità che io chiamo “energy saving”, cioè al risparmio di energie fisiche e mentali.

Accendere la modalità “Energy Saving” nella propria professione significa imboccare il sentiero rischioso che porta a sviluppare l’attitudine del “non si può fare se è fuori standard”. Quest’attitudine è tanto pericolosa per i singoli quanto per le organizzazioni che proprio dalle attitudini dei singoli ottengono risultati più o meno positivi.

La  prima conseguenza della modalità di lavoro “Energy Saving” è quella di non volere uscire dal seminato (la zona di comfort), di definire quindi tutto ciò che si discosta minimamente dagli standard o dal “già visto” come impossibile, per il semplice fatto che la ricerca di una soluzione alternativa a quelle “a catalogo” nel nostro cervello prevede uno sforzo mentale per pensare in maniera diversa: “che fatica….no no si può fare!”.

La modalità di lavoro “Energy Saving”  è in grado di creare un problema per ogni soluzione.

Se avrete notato all’interno di organizzazioni stabili da troppo tempo scema anche il dialogo tra le persone, che è la fonte primaria di idee innovative e di condivisione delle informazioni, altro fenomeno che porta alla stagnazione.

Quando per troppo tempo le funzioni aziendali rimangono mummificate, si crea una dipendenza tra singoli che si riconoscono in funzioni chiave che tagliano fuori tutto il resto dell’organizzazione che spesso sarebbe in grado di apportare novità, energia, miglioramenti.

Come sapete sono un maniaco del fatto che ogni soluzione può funzionare o meno in un contesto piuttosto che in un altro: ma un grado di cambiamento è spesso davvero utile per riattivare i cervelli sopiti, fare muovere i “culi pesanti”, creare nuove visioni, fare del bene a chi non si rende conto di quanto si stia danneggiando personalmente “rimanendo all’interno della propria  “Comfort Zone” e lavorando in modalità “Energy Saving”.

comfort zone 4

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.